H&M lancia il progetto per gli abiti usati!

Anche H&M, un altro colosso della moda low cost è stato beccato con le mani nella marmellata.

Dopo lo scandalo degli abiti gettati a mucchi in strada, si cambia rotta promuovendo un progetto per la raccolta di abiti usati. Una scelta green o un’abile mossa per riacquistare la fiducia dei clienti?

Da febbraio 2013 partirà la campagna mondiale per il riciclo degli abiti, “sarà il primo brand di moda a lanciare su scala mondiale» un simile progetto, sottolinea il Comunicato di H&M.

Si potranno consegnare capi di qualsiasi marca. In cambio, il cliente riceverà, per ogni borsa di indumenti usati, un buono sconto del valore di 5 euro valido per una spesa minima di 40.

La sostenibilità – prosegue la nota – è parte integrante dell’azienda e l’obiettivo è ridurre l’impatto ambientale prodotto dagli indumenti nell’arco del loro ciclo di vita”. 

Interessante, soprattutto se si pensa che H&M sia conosciuto in tutto il mondo per la vendita di abiti “usa e getta” e, molto spesso, poco sostenibili.

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6 risposte a “H&M lancia il progetto per gli abiti usati!

  1. E io li boicotto uguale.
    Ecco.
    Lo so, sono la solita SCassandra.
    Che poi che ci faranno co’sti bustoni di panni vecchi? Magari buttano via anche quelli, così non li usa più nessuno e loro vendono di più.
    Rimarco il mio fedelissimo sostegno ai pomeriggi tè e scambio di vestiti con le amichette !
    Altro che social-network !

    • Adoro lo scambio tra amiche con tè annesso 🙂 Mi piace molto come idea! Sicuramente rende “umana” e divertente l’esperienza del riciclo degli abiti. Però, pensaci, come fare avvicinare la gente a un’idea di riutilizzo? Coinvolgendoli nell’acquisto di nuovi abiti! So che fa ridere , cma come marketing è geniale. Compra, spendi e dai indietro i tuoi abiti che ti verranno valutati con un buono! Geniale!

      • Parto dal fondo, ovvero dalla presunta genialità della cosa: dove sta il riutilizzo ? Altro che marketing: questo è green-washing allo stato puro ! E’ un baratto a perdere e non c’entra nulla con il riutilizzo dal momento che i vestiti non vengono dichiaratamente redistribuiti all’umanità perchè li riusi, non si fa che fine facciano, ma tu non ci pensi perchè ti danno 5 euro, il che è piuttosto triste e poco portatore di coscienza collettiva, se ci pensi.
        Ad esempio, una nota marca di intimo prendeva reggiseni imbottiti usati, ti dava un buono di tre euro e li dava ad un’associazione che costruiva in zone svantaggiate per farci i pannelli isolanti da infilare dietro il cartongesso.
        E poi, come rendere “di massa” il riutilizzo? Dimostrando che si risparmia un fottio di soldi per esempio (come faccio io) e smerdando i promotori dell’abito usa e getta e le loro manovre vampiresche (come fai tu).
        Il marketing serve per fare soldi, non per salvare il pianeta.

    • Si. Sono d’accordo sul fatto che il marketing non serva per salvare il pianeta, in questo caso, ma per far soldi. Notavo la “genialità” di questo progetto perché induce la gente a credere di essere responsabile, quando in realtà promuove il consumismo. Come strategia di comunicazione non fa una piega, sotto questo punto di vista hanno fatto un ottimo lavoro perché hanno fatto credere che si risparmia spendendo!

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